E se Genoveffa e Anastasia fossero vittime del beauty burnout? Se la sventura di Cenerentola non fosse un destino ma il prodotto di un ordine sociale iniquo? La regista e sceneggiatrice norvegese Emilie Blichfeldt risponde a queste domande tutt’altro che oziose con il suo primo lungometraggio, The Ugly Stepsister, rilettura in chiave horror della fiaba resa immortale da Walt Disney.
Elvira è una giovane fanciulla ossessionata dal principe Julian, di cui legge avidamente le stucchevoli poesie. Sogna, un giorno, di sposarlo, malgrado un aspetto fisico lontano dai canoni di bellezza. Assieme alla madre Rebekka e alla sorella Alma, si trasferisce a casa del patrigno Otto. Quando questi muore improvvisamente, lascia in eredità un mucchio di ipoteche e una figlia, Agnes, bellissima. Sebbene ami il giovane stalliere, Agnes progetta di sposare il principe per fuggire dal dominio tirannico di Rebekka, che la degrada a sguattera nel tentativo di favorire le nozze di Elvira, da cui potrebbe derivare la tranquillità economica della famiglia. La grande occasione è un ballo a palazzo reale.
Comincia qui il tour de force di Elvira. La lotta con il proprio aspetto fisico passa per le prime, rudimentali e dolorosissime forme di chirurgia estetica (un nuovo naso, le sopracciglia, via l’apparecchio) e sfocia nell’auto-mutilazione. The Ugly Stepsister si inscrive nel solco tracciato da The Substance. Come il film di Fargeat, mostra le conseguenze sul corpo femminile di un ordine fondato sulla prestazione estetica. Blichfeldt rivela il nucleo orrorifico di Cenerentola, l’idea che la salvezza dipenda dalla bellezza. I dispositivi attraverso cui si esercita la coercizione sono lì, in bella vista: il ballo come mercato matrimoniale, la scarpetta come unità di misura della conformità fisica a uno standard. Elvira è una creatura dolce e spaesata. L’uovo di tenia che ingerisce per rimanere magra è la metafora di un’ossessione che scava dall’interno e svuota, trasformando la fanciulla in un grazioso manichino, conducendola all’abbrutimento morale, alla pazzia.
Se i maschi di The Ugly Stepsister sono predatori cinici e volgari (a cominciare dal principe), le donne sono vittime e carnefici di se stesse, incapaci di fare fronte comune. Quando Elvira, di ritorno dal ballo, appare sconvolta dall’umiliazione prodotta dall’apparizione di Agnes/Cenerentola, Rebekka la rimprovera aspramente. Hai avuto la tua occasione, le dice, intendendo con ciò che ora tocca a lei prendersi la rivincita. Come? Seducendo un giovanotto e godendo del potere del proprio fascino ancora intatto. In una scena di particolare crudezza, è proprio Rebekka a terminare l’opera di mutilazione incominciata da Elvira, la quale, desiderosa di entrare nella scarpetta di Cenerentola, aveva tentato di amputarsi le dita dei piedi. Anche Agnes è una vittima. Non ama il principe, se accetta di sposarlo è perché il matrimonio rappresenta l’unica occasione di mobilità in un ordine sociale rigidamente gerarchico. Nonostante ciò, non mostra pietà per la sorellastra, che giunge al finale del film agonizzante e stravolta, deturpata da una violenta caduta dalle scale. La solidarietà sopravvive in Alma, che, nomen omen, aveva compreso da subito come la strada imboccata da Elvira e dalla madre fosse pericolosa e insensata. È lei a soccorrere la sorella e a portarla con sé, in salvo, oltre il confine.
Il primo lungometraggio di Blichfeldt conquista con uno stile visivo fatto di luci naturali, crudo realismo ed epifanie oniriche, come la scoperta da parte di Elvira del sesso – letterale: la macchina da presa indugia sul pene eretto dello stalliere durante un amplesso con Agnes. Rispetto a Fargeat, che in The Substance ha scelto la via del citazionismo e del gore per confrontarsi sullo stesso terreno dei colleghi maschi, irridendoli, Blichfeldt trova la propria misura polemica in modo meno roboante. The Ugly Stepsister è indubbiamente debitore del body horror, ma le ragioni del suo fascino risiedono altrove: nell’economia del racconto, nella regia acidamente ironica e nella musica elettronica neoromantica di Kaada e Vilde Tuv.
Scheda del film
Titolo originale: Den Stygge Stesøsteren
Lingua originale: norvegese
Paese di produzione: Norvegia, Polonia, Svezia, Danimarca
Anno: 2025
Data di uscita: 23 gennaio 2025 (Sundance)
Durata: 105 min
Genere: orrore
Regia: Emilie Blichfeldt
Soggetto: Cenerentola dei Fratelli Grimm
Sceneggiatura: Emilie Blichfeldt
Interpreti: Lea Myren, Ane Dahl Torp, Thea Sofie Loch Næss, Flo Fagerli, Isac Calmroth, Malte Gårdinger