All the Boys Love Mandy Lane di Jonathan Levine (2006) è uno slasher terminale e malinconico. Il principale motivo di interesse del film è nella protagonista: una final girl opaca, su cui lo sguardo lascivio dei maschi si posa senza riuscire ad afferrarla. La trama è semplice: un gruppo di amici invita Mandy a una festa in un ranch sperduto. L’obiettivo dei ragazzi è conquistarla. A poco a poco, però, un misterioso assassino decima la compagnia.
Interpretata da un’acerba ma efficace Amber Heard, Mandy sembra aderire allo stereotipo della final girl verginale. Non espone il proprio corpo, non cerca il contatto fisico, non mostra alcun segno di disponibilità sessuale. È questa sua apparente intangibilità che la rende desiderabile agli occhi dei coetanei. In All the Boys Love Mandy Lane la sessualità è un dispositivo di conferma sociale: mi offro, quindi sono femminile, emancipata, sexy; prendo, quindi sono virile, cool, furbo. Mandy si sottrae a questo circuito del desiderio. Non si lascia consumare dallo sguardo. La sua ritrosia viene scambiata per altezzosità. Quando uno dei ragazzi, Jake, le rimprovera di sentirsi superiore agli altri, dice una cosa tipica del maschio respinto e allo stesso tempo coglie un elemento di verità. Mandy osserva, studia, giudica silenziosamente. Si serve di Emmet, un altro spasimante, per compiere la carneficina. Mandy può essere letta come una figura della ribellione estrema nei confronti di un sistema sociale che classifica le donne in base all’appetibilità sessuale, ma la verità è che Levine non chiarisce la genealogia del male. Mandy è un’orfana, ma questo non basta a spiegare il piano architettato con Emmet, il disprezzo che mostra nei confronti dei suoi pari. Malgrado l’efferatezza e la carnalità che è capace di ispirare, Mandy rimane almeno in parte un’astrazione.
Sul piano simbolico, la protagonista sembra portare con sé la memoria delle final girl che l’hanno preceduta. Anziché accettare passivamente il proprio ruolo di vittima designata, passa al contrattacco. Come in Cherry Falls, in All the Boys Love Mandy Lane la scoperta del desiderio erotico non è sufficiente a rendere adulti. Non che Mandy non avverta pulsioni sessuali. Anzi, mostra una certa curiosità nei confronti dell’amica Chloe e del guardiano del ranch, il maturo Garth. Ma governare il desiderio le consente di rovesciare le possibilità di realizzazione che le vengono offerte. Se cedesse a Jake o agli altri, si trasformerebbe in una donna-trofeo; se uccidesse anche Garth dopo Emmet e Chloe, finirebbe intrappolata nel ruolo di mancata vittima del killer. Risparmiando l’uomo e conducendolo con sé lontano dal ranch, si trasforma in un’eroina. Lo sguardo finale di Garth, colmo di ammirazione e riconoscenza, è l’attestazione di cui Mandy ha bisogno. Il paradosso è che la ragazza non esce dal regime dello sguardo in cui il film, sin da subito, la inscrive. Il trionfo di Mandy non coincide con l’affermazione di un’autonomia assoluta, ma con la conquista della capacità di scegliere la propria narrazione. Allo sguardo degradante del gruppo di amici, Mandy sostituisce quello legittimante di Garth.
Le simmetrie tra i due personaggi sono evidenti. Anzitutto, la marginalità. Mandy è orfana, emotivamente ritirata ed estranea alle logiche del gruppo; Garth è vedovo e conduce una vita solitaria, lontano dal mondo. Per di più è un ex marine, uno che ha ucciso nella cornice “protetta” della guerra e per questo è stato celebrato come eroe. Mandy, dal canto suo, è un’assassina “illegittima” che riesce a travestirsi da eroina. Garth è il proprietario simbolico dello spazio, il custode del ranch, dunque un sostituto della figura paterna. Possiede un’autorità morale che gli altri personaggi non hanno, ma è troppo ferito e forse attratto da Mandy per esercitarla fino in fondo. Nel film, i genitori sono assenti, e così le istituzioni. Rispetto agli slasher coevi, in All the Boys Love Mandy Lane la violenza non si manifesta a scuola o nell’ambiente suburbano, ma in uno spazio apparentemente incontaminato. Il ranch è una sorta di zona franca in cui gli adolescenti possono abbandonarsi senza mediazioni al gioco sociale. Chloe, Bird, Red, Jake e Marlin incarnano, ciascuno a modo proprio, un’ideale di giovinezza narcisista e al tempo stesso fragile. Il corpo è la superficie privilegiata su cui si misura il senso di inadeguatezza. Marlin ha paura di essere grassa, Chloe è ossessionata dal proprio potere seduttivo, Jake si arrabbia molto quando gli amici scherzano sulle sue dimensioni. Del resto, Bird vanta una sensibilità superiore ma non rinuncia al gioco competitivo con gli altri. Red è il figlio del proprietario del ranch, ma non controlla lo spazio, annegando nella marijuana. I cinque lottano per affermare la propria identità, ma nessuno coincide perfettamente con l’immagine rivendicata.
È un fallimento a cui non scampa neppure il killer. Respinto dal mondo, Emmet desidera distruggerlo per conquistare Mandy. Cinicamente, però, Mandy lo sacrifica, ricacciandolo nello stereotipo senza gloria dell’adolescente mostruoso, che richiama il Gus Van Sant di Elephant. Malgrado ciò, Emmet mantiene la sua carica perturbante. È la materializzazione di un male interno al circuito della pubertà, l’estremizzazione di un desiderio tirannico e insieme patetico. A questo mondo di efferatezze emotive e non, All the Boys Love Mandy Lane riserva uno sguardo malinconico, persino elegiaco. È la misura di una tensione autoriale che eleva il film rispetto alla media degli slasher post-Scream. Pur adoperando certe convenzioni del teen horror anni Novanta, l’opera di Levine si inserisce perfettamente nei codici del cinema indipendente del decennio successivo. Camera a mano, sfocature, controluce, illuminazione più possibile naturale, uso evocativo della musica definiscono uno spazio emotivamente rarefatto, in cui ogni scherzo, ogni risata, ogni sguardo sono già postumi. Le immagini di Chloe, Bird, Red, Jake, Marlin e Mandy, che chiudono il film nel tipico stile da videoclip di Levine, restituiscono al gruppo l’innocenza che il massacro rischia di sottrargli. All the Boys Love Mandy Lane racconta la fine dell’adolescenza, ma in un modo letterale, definitivo. Il gruppo viene distrutto prima di poter compiere il passaggio all’età adulta. Solo Mandy sopravvive, ma la sua sopravvivenza non conduce ad alcuna verità. È solo un’altra forma della menzogna sociale.
Scheda del film
Titolo originale: All the Boys Love Mandy Lane
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2006
Prima mondiale: 10 settembre 2006, Toronto International Film Festival (TIFF)
Durata: 90 minuti
Rapporto d’aspetto: 2,35:1
Genere: orrore, thriller
Regia: Jonathan Levine
Sceneggiatura: Jacob Forman
Produttori: Chad Feehan, Felipe Marino, Joe Neurauter
Produttore esecutivo: Keith Calder
Casa di produzione: Occupant Films
Fotografia: Darren Genet
Montaggio: Josh Noyes
Effetti speciali: Everett Byrom III, Craig Byrom, E. Larry Day, Doug Field, Eddie Freund, Sandra P. Steele
Musiche: Mark Schulz
Scenografia: Tom Hammock
Costumi: Michelle Lynette Bush
Trucco: Stacey Pridham, Charmaine Richards, Joe Rivera, Galaxy San Juan
Interpreti principali: Amber Heard, Anson Mount, Michael Welch, Whitney Able, Edwin Hodge, Aaron Himelstein, Luke Grimes, Melissa Price, Adam Powell, Peyton Hayslip, Brooke Bloom, Robert Earl Keen, Amber Bartlett, Chad Feehan, Jacob Forman, Tom Hammock, Brian Udovich.
