So cosa hai fatto di Jim Gillespie (1997) porta a pieno regime la macchina di annientamento di Scream. La confezione è industriale, l’ironia è assente. La sceneggiatura di Kevin Williamson, ispirata a un romanzo di Lois Duncan, offre una suggestiva ambientazione costiera (Southport, Carolina del Nord) e un congegno narrativo efficace, ma la trama simbolica rimane allo stato di abbozzo. Il film coincide grossomodo con ciò che vediamo, e ciò che vediamo è soprattutto la necessità industriale travestita da drammaturgia della vendetta. In questo senso, la differenza con Scream (sceneggiato sempre da Williamson) è evidente. Mentre il film di Wes Craven verbalizza i meccanismi dello slasher per strizzare l’occhio a uno spettatore ormai smaliziato, So cosa hai fatto si comporta come se quel disvelamento non fosse mai accaduto. In Scream il massacro obbedisce a leggi cinematografiche perché Billy e Stu rappresentano una generazione il cui immaginario è stato colonizzato dal cinema horror. Le convenzioni di genere forniscono loro una guida. Il piano omicidiario e quello produttivo coincidono, ma senza che il secondo fagociti il primo. In So cosa hai fatto, il killer è il braccio armato della sceneggiatura: amministra la suspense e distribuisce i cadaveri nei momenti opportuni. La sua psicologia, persino la logica della sua azione sono subordinate al corretto funzionamento del meccanismo.
La trama sviluppa i temi al centro del romanzo di Duncan – le conseguenze psicologiche del segreto e della fuga dalla responsabilità – secondo la grammatica dello slasher vendicativo degli anni Ottanta e Novanta. Quattro ragazzi in procinto di lasciare Southport, sbronzi dopo una festa, investono un poveretto lungo la strada. Convinti di averlo ucciso, gettano il cadavere in mare per non compromettere il proprio futuro e la posizione sociale a cui aspirano. Fanno un patto: non parleranno mai più di quella storia. L’anno dopo, una dei congiurati, Julie, riceve un messaggio per posta. C’è scritto: «So cosa hai fatto la scorsa estate». Comincia la carneficina. Il primo delitto è quello di Max, il cui unico torto è di essere passato con l’auto nel momento in cui i quattro amici occultavano il delitto. Max non si è accorto di nulla, eppure finisce arpionato con un enorme uncino da una sagoma nera con indosso un impermeabile da pescatore. Secondo alcune ricostruzioni, la scena fu aggiunta dopo alcuni screen test perché la produzione si rese conto che il primo delitto arrivava troppo tardi. L’esigenza di offrire agli spettatori un cadavere entro quaranta minuti dall’inizio del film viene assorbita dal movente del killer: la vendetta. Solo che la logica del misterioso giustiziere non sembra lineare. In un’ipotetica escalation vendicativa, la preda finale è quella giudicata più colpevole. L’agonizzante Ben Willis fu gettato in mare da Barry, l’arrogante figlio di papà, e da Helen, la reginetta di bellezza. L’auto che lo investì era guidata da Ray, il bravo ragazzo del gruppo. Eppure il killer (il redivivo Willis) sembra scegliere come vittima privilegiata la meno colpevole sul piano operativo, la tormentata Julie. Forse perché era l’unica che sembrava rendersi conto della gravità del gesto? La sua colpa sarebbe dunque l’omissione: Julie avrebbe potuto fare qualcosa, ma ha scelto di non farlo. Il problema è che il film non costruisce il killer come una figura dotata di un senso morale, in grado di cogliere le sfumature della colpa.
Questo è il punto debole del racconto. Willis è un’implacabile e rozza macchina di morte, che antepone l’efficienza della sceneggiatura alle proprie necessità psicologiche, drammaturgiche e simboliche. Agisce come se sapesse che Julie è la final girl, che Barry può essere sacrificato, che Helen sarebbe la vittima perfetta in una lunga sequenza centrale, e che Ray può essere (temporaneamente) risparmiato in vista del finale. Non è, dunque, il killer che sceglie Julie, ma il film. E qui torniamo alle necessità produttive, evidenti anche nel casting. So cosa hai fatto sfoggia alcuni dei volti emergenti del cinema e della televisione di quegli anni, in linea con un certo immaginario patinato. Julie è interpretata dall’allora diciottenne Jennifer Love Hewitt, incarnazione perfetta della fidanzatina d’America. Sarah Michelle Gellar è la frivola Helen, a cui viene riservata la sorte più crudele: massacrata proprio a due passi dalla salvezza. E gli uomini? Ryan Phillippe è lo spavaldo Barry, che viene eliminato nel momento in cui il racconto non sa più sfruttare la sua carica di aggressività. Freddie Prinze Jr. presta il suo volto rassicurante a Ray, che più degli altri personaggi incarna l’impossibilità di sottrarsi all’ambiente di origine. Schiacciato dal senso di colpa, ha abbandonato il college per fare ritorno a Southport, dove fa il pescatore. Anche Helen ha fallito: il sogno di sfondare nel cinema è tramontato, e ora le tocca lavorare nel grande magazzino di famiglia, gestito dalla sorella-arpia.
L’emancipazione frustrata è, in controluce, uno dei temi del film. Con la sua iconografia così caratterizzata, folkloristica, il killer incarna una sorta di genius loci, una divinità locale terribile e vendicativa. Il suo progetto punitivo si svolge all’insegna del ritorno mostruoso di quella legge paterna a cui i personaggi tentano di ribellarsi. L’occultamento del (presunto) cadavere funziona come metafora della fine dell’adolescenza. I quattro vorrebbero scrivere il proprio futuro, mentre è il passato che continua a tormentarli. Ma il film tutto questo non lo articola espressamente. Lascia che sia lo spettatore a ipotizzarlo. La sceneggiatura privilegia soprattutto la compattezza, il ritmo e una suspense meccanica. So cosa hai fatto è il salto “adulto” dello slasher, se non altro nella confezione. Niente adolescenti puniti per la loro promiscuità, né leggende metropolitane capaci di produrre crisi epistemologiche. Soltanto l’orrore della colpa e della rimozione su cui si fonda, tristemente, il mondo adulto.
Scheda del film
Titolo originale: I Know What You Did Last Summer
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 1997
Data di uscita: 17 ottobre 1997 (Stati Uniti)
Durata: 91 min
Rapporto: 2,35:1
Genere: orrore, thriller
Regia: Jim Gillespie
Soggetto: dal romanzo di Lois Duncan
Sceneggiatura: Kevin Williamson
Produttori: Erik Feig, Stokely Chaffin, Neal H. Moritz
Produttore esecutivo: William S. Beasley
Case di produzione: Columbia Pictures, Mandalay Entertainment
Distribuzione italiana: Cecchi Gori Group, Sony Pictures Releasing Italia
Fotografia: Denis Crossan
Montaggio: Steve Mirkovich
Musiche: John Debney
Scenografia: Gary Wissner
Costumi: Catherine Adair
Trucco: Linda Kamp
Interpreti: Jennifer Love Hewitt, Sarah Michelle Gellar, Ryan Phillippe, Freddie Prinze Jr., Bridgette Wilson, Anne Heche, Johnny Galecki, Muse Watson, Stuart Greer, J. Don Ferguson, Deborah Hobart, Mary McMillan, Rasool J’Han, Dan Albright
