Cherry Falls – Il paese del male di Geoffrey Wright (2000) rovescia il moralismo tipico dello slasher. Qui il maniaco armato di coltello non uccide adolescenti sessualmente promiscui; al contrario, si scaglia contro quelli vergini. La sceneggiatura di Ken Selden spinge questa brillante intuizione fino al parossismo: per scampare alla carneficina, i ragazzi organizzano una mega orgia. La rozza esuberanza del film è evidente anche nella “maschera” del killer, una citazione di Vestito per uccidere di Brian De Palma ma aggiornata allo shock visivo del teen horror anni Novanta. Scream è un riferimento evidente, ma Wright non è interessato al gioco metatestuale o all’estetica del massacro, piuttosto alla rappresentazione di un microcosmo provinciale che oppone la vitalità erotica degli adolescenti alla rimozione adulta.
La comunità di Cherry Falls è fondata su una colpa originaria: lo stupro di una ragazza, Loralee Sherman. È questa violenza che il killer cerca di vendicare, punendo non solo i colpevoli, oggi adulti e ben inseriti nelle istituzioni cittadine, ma anche la loro progenie. Jody Marken, interpretata con buona credibilità da Brittany Murphy, è l’adolescente inquieta che il film elegge a simbolo di una generazione che non può più identificarsi nelle strutture fondative della società: scuola, famiglia e legge sono ugualmente corrotti. Il padre, lo sceriffo Brent, si scoprirà coinvolto nella violenza, così come il preside Sisler; la madre, Marge, sapeva e per anni ha taciuto. Il matrimonio dei coniugi Marken è un deserto emotivo: Wright non concede ai rispettivi interpreti (Michael Biehn e Candy Clark) neppure un’inquadratura insieme. Anzi, sottolinea in modo disturbante lo scostamento di entrambi dai rispettivi ruoli. Durante una delle prime scene, Marge flirta platealmente col fidanzato di Jody, esasperato dai continui rifiuti della ragazza. Gli ammiccamenti e la richiesta di una sigaretta evidenziano la disponibilità della donna allo scambio “proibito”. Più tardi, dopo essere scampata a un tentato omicidio del killer, Marge bacia Jody sulla bocca. Poco prima, Wright aveva caricato un contatto accidentale tra Jody e il padre di una sfumatura incestuosa. È una scena che rientra nel codice visivo della commedia romantica: un corpo maschile e uno femminile finiscono casualmente a terra, l’uno sull’altro. La macchina da presa indugia sui due un attimo di troppo, suggerendo un sottotesto erotico. Qui l’incidente avviene durante l’addestramento difensivo di Jody, e funziona come anticipazione inconscia della verità. A questo punto ignoriamo ancora il ruolo di Brent nello stupro di Loralee, ma il film già segnala la sua ambiguità. Brent non è presentato come un padre abusivo, ma il suo ruolo è contaminato dalla colpa passata.
Gli altri adulti del film non sono da meno. Wright li ritrae come figure palesemente inadeguate, caricaturali, quasi grottesche. Una riunione dei genitori nella palestra della scuola si trasforma in una rissa. Il terzo omicidio è raccontato alternando le immagini del massacro di una ragazza alla serata alcolica dei genitori, che scambiano fino all’ultimo effusioni esplicite. Pur bloccati in una versione quasi parodistica dell’adolescenza, questi adulti non rinunciano alla pretesa di amministrare i corpi e le pulsioni dei figli.
Il killer è una figura intermedia tra i due mondi. Leonard Marliston è un giovane professore interpretato da Jay Mohr. Quella di Mohr si potrebbe liquidare come una scelta di casting sbagliata: all’uscita del film aveva appena sette anni in più di Murphy. Eppure, simbolicamente, risulta coerente. Marliston è figlio della violenza subita da Loralee. Il travestimento, delirante e grossolano, incorpora le sembianze della madre e rispecchia la sua identità instabile. Marliston è al tempo stesso figlio, adulto, professore, mostro, madre, un patchwork male assemblato ma in linea con il carattere scomposto, deformato, urlato del film. L’intuizione originaria – la verginità come marchio di colpevolezza – viene sviluppata da Wright nel modo più furbo: l’orgia collettiva, che celebra l’osceno come gesto di sopravvivenza in un mondo conformista e ipocrita. Qui sta il limite e insieme il punto di forza di Cherry Falls: la sua incapacità di sublimare. Il corpo adolescenziale è massa, irruenza, pulsione. I giovani non sono solo vittime sacrificali, ma una forza assordante e caotica che invade gli spazi eccitando il film, trasformandolo in festa e casino. L’irriverenza, però, finisce domata e il segreto ripristinato. Jody si conforma al codice sociale dominante, circondata dall’approvazione silenziosa e compiaciuta degli adulti. Nel mondo di Cherry Falls, l’ingresso nella maggiore età non passa più per la scoperta del desiderio erotico, ma attraverso l’apprendimento della menzogna sociale. La pulsione libertaria del film nasconde, dunque, un nucleo pessimistico: il sesso potrà pure essere liberato, ma la società continua a fondarsi sulla rimozione.
Scheda del film
Titolo originale: Cherry Falls
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Data di uscita: 20/10/2000 (Stati Uniti)
Durata: 88 min
Rapporto d’aspetto: 1,85:1
Genere: thriller, horror
Regia: Geoffrey Wright
Sceneggiatura: Ken Selden
Fotografia: Anthony B. Richmond
Montaggio: John F. Link
Musiche: Walter Werzowa
Scenografia: Marek Dobrowolski
Interpreti principali: Brittany Murphy, Jay Mohr, Michael Biehn, Candy Clark, Gabriel Mann, Jesse Bradford, Michael Weston, Amanda Anka, Zachary Knighton, DJ Qualls, Natalie Ramsey, Ble Blair, Kristen Miller, Keram-Malicki Sanchez, Joannah Portman, Clementine Ford, Vicki Davis, Colin Fickes, Joe Inscoe.
