Lo slasher senza slasher. “Bodies Bodies Bodies” di Halina Reijn (2022)

Halina Reijn dissolve il meccanismo dello slasher in una satira della Gen Z, dove il killer scompare e il gruppo diventa l’unico artefice del massacro
Quattro delle protagonista di "Bodies Bodies Bodies" (2022) di Halina Reijn, qui recensito

Il sorprendente Bodies Bodies Bodies (2022) di Halina Reijn si avvita attorno a un centro gravitazionale negativo. Rispetto agli slasher che in tempi più o meno recenti hanno raccolto l’eredità di Scream (All the Boys Love Mandy Lane, per esempio), il posto del serial killer è inavvertitamente occupato dal gruppo. Per essere più precisi: dallo schema relazionale disfunzionale di un gruppo di ventenni privilegiati. Durante un hurricane party nella villa dei suoi genitori, David viene trovato morto con la gola tagliata. Poco prima, aveva iniziato con gli amici una partita a “bodies bodies bodies”, gioco di società in cui un assassino in incognito, estratto a sorte, deve uccidere tutti gli altri e farla franca. Finzione e realtà si mescolano: la morte di David viene interpretata dagli altri come un delitto. Cominciano i sospetti, le ripicche e le aggressioni, favorite dall’isolamento e dal consumo di alcol e droghe.

Il veterano di guerra Greg, la podcaster Alice, l’aspirante attrice Emma e la rancorosa Jordan muoiono uno dopo l’altro. La catena autodistruttiva che attraversa il film è un meccanismo inarrestabile, svincolato da ogni necessità. Somiglia a una parodia del genere, così come il ritratto della Gen-Z sfocia nella satira del narcisismo performativo. Tranne Bee, tutti i protagonisti appartengono a famiglie della media e alta borghesia. Nel gioco sociale, edonismo, ansia di piacere e cinismo si mescolano a un linguaggio irrigidito nelle formule più stucchevoli del politicamente corretto. L’apice del ridicolo lo raggiunge Alice quando rimprovera all’amica Jordan l’uso del termine “psicopatico”, a suo dire un’etichetta abilista. Reijn non prende di mira i valori inclusivi, piuttosto la loro degradazione a puntelli identitari. In questo contesto, la terminologia vittimaria e l’espressione continua della propria fragilità funzionano come strategie di svalutazione morale dell’altro. L’autocommiserazione si trasforma in una tecnica di aggressione e, insieme, in un’occasione di fuga dalle proprie responsabilità. Alice esemplifica alla perfezione queste contraddizioni. Il podcast è un feticcio comunicativo dei nostri giorni, la trasformazione dell’interiorità in un racconto che richiede di essere continuamente validato.

Quando Jordan ammette di odiare il suo lavoro, Alice va in pezzi. In forme diverse, tutti i personaggi cercano di far coincidere se stessi con la propria immagine, fallendo immancabilmente. David, ad esempio, ci tiene a presentarsi come un implacabile seduttore. In realtà, è goffo e insicuro. Per questo provoca di continuo Greg. È l’unico adulto del gruppo, a tutti gli effetti un intruso: il film se ne sbarazza molto presto. Era stato accusato dai superstiti dell’omicidio di David. Ma in Bodies Bodies Bodies nessuno sfugge alla caotica circolazione del sospetto. Ciascun personaggio è, potenzialmente, inquisitore, vittima e assassino. Tutti hanno qualcosa da nascondere. Bee ha mentito sul suo lavoro e sulla malattia della madre; la fidanzata Sophie giura di amarla ma è andata a letto con Jordan; Jordan si presenta come self made girl mentre invece è figlia di docenti universitari; Emma è fidanzata con David ma ha un debole per Max, che ha abbandonato il party dopo un litigio con David. Tutti si congratulano con Sophie per il successo del suo rehab, eppure consumano liberamente alcol e droga in sua presenza.

Non è un caso che la catastrofe avvenga in un momento di sconnessione. A causa della tempesta, lo strumento privilegiato di costruzione della propria immagine – lo smartphone – non può accedere alla rete, ovvero lo spazio in cui l’identità sociale si consolida e si riproduce. Già April Fool’s Day di Fred Walton (1986) indicava nello spettacolo un dispositivo di potere e una forma di violenza; da Scream in poi, il killer è una funzione registica: organizza la suspense e distribuisce i cadaveri con intelligenza drammaturgica. In Bodies Bodies Bodies i personaggi reagiscono a un evento (l’omicidio di David) che non è mai accaduto. Creduta vera, la finzione produce conseguenze reali in un contesto in cui nessuno è più in grado di imporre agli altri la propria narrazione. Quando non c’è campo, il patto sociale crolla. Nella regressione dei personaggi alla barbarie si intravede Il signore delle mosche di William Golding, una delle ispirazioni dichiarate da Reijn assieme a Dieci piccoli indiani. A differenza del romanzo di Agatha Christie, non è la detection a sciogliere il mistero. Rinvenuto casualmente, il cellulare di David conserva traccia di un video registrato per TikTok. A causare la morte del ragazzo è stato un gesto maldestro, ispirato da quello stesso narcisismo che le superstiti Bee e Sophie conservano fino all’ultimo. In Bodies Bodies Bodies, le due final girl non testimoniano alcun progresso morale. La loro sopravvivenza non è il prodotto di una lucidità superiore, ma soltanto del caso.

Nello slasher, il killer è un agente del caos e, al tempo stesso, un principio ordinatore: situa il male, lo riconduce a una causalità precisa. Per Bodies Bodies Bodies, lo spec script originario di Kristen Roupenian prevedeva un assassino in carne ed ossa. Reijn e la sceneggiatrice Sarah DeLappe hanno eliminato il dispositivo, conservando però la tensione e la struttura paranoica del racconto. La camera a mano tallona i personaggi lungo le stanze buie, illuminate a malapena da smartphone, torce, lampade frontali, bastoncini fluorescenti e collane luminose. La fotografia di Jasper Wolf, che ha costruito la LUT a partire da due provini su pellicola, raggiunge un equilibrio tra realismo e astrattezza. Bodies Bodies Bodies è un meccanismo autoalimentato perfettamente efficiente, che porta il thriller adolescenziale al suo punto di fusione: lo slasher senza slasher.

Voto3,5 su 5

Scheda del film

Regia: Halina Reijn

Sceneggiatura: Sarah DeLappe

Soggetto: Kristen Roupenian

Produzione: David Hinojosa, Ali Herting

Interpreti: Amandla Stenberg, Maria Bakalova, Myha’la, Chase Sui Wonders, Rachel Sennott, Lee Pace, Pete Davidson

Fotografia: Jasper Wolf

Montaggio: Taylor Levy, Julia Bloch

Musiche: Disasterpeace

Casa di produzione: 2AM

Distribuzione: A24 negli Stati Uniti; Stage 6 Films a livello internazionale, tramite Sony Pictures Releasing International

Data di uscita: 14 marzo 2022 al South by Southwest Film Festival; 5 agosto 2022 negli Stati Uniti

Durata: 94 minuti

Paese di produzione: Stati Uniti

Lingua originale: inglese

Budget: 3 milioni di dollari

Incasso: 14 milioni di dollari