Può una donna malvagia essere innocente? Il dubbio di Matsumoto Seichō (1982) gioca su questo paradosso. La spregiudicata e sensuale Onizuka Kumako ha sposato il ricco Shirakawa Fukutarō. Quando l’uomo muore in un misterioso incidente automobilistico, i sospetti si concentrano su Onizuka. Viene a galla il passato equivoco della donna. Ex entraîneuse nei bar di Tokyo, Onizuka ha scontato tre anni di carcere per estorsione. Per di più, intrattiene rapporti con alcuni affiliati alla yakuza. Ma basta questo per trasformarla in un’assassina?
Onizuka è inscritta nel cliché noir della femme fatale. Si tratta di un personaggio ricorrente nella letteratura di Matsumoto: una donna che, seppure confinata in una posizione di minorità sociale, riesce a farsi largo con ostinata intraprendenza. Il confronto con i personaggi maschili è impietoso. Matsumoto passa in rassegna ben quattro possibili detective, quattro personaggi che, per la loro posizione, potrebbero contribuire all’accertamento della verità. Ciascuno si rivela deficitario. Il primo è il giornalista Akitani, orchestratore di una dura campagna di stampa contro quella che definisce la “demonessa”. Conosce il caso forse meglio di chiunque altro, ma è talmente irrigidito nella sua retorica colpevolista da non accorgersi che le prove a sostegno dell’accusa sono, nella migliore delle ipotesi, indizi di dubbia solidità. Il secondo è il penalista Harayama, costretto a rinunciare alla difesa di Onizuka perché gravemente malato. Il terzo è il ben più celebre collega Okamura, che rifiuta di occuparsi del caso per paura di macchiare la propria reputazione. Il quarto è Sahara, un avvocato civilista. Nonostante la scarsa esperienza in fatto di delitti e il carisma insufficiente, Sahara riesce a trovare gli elementi a discolpa di Onizuka. Ma la sua azione viene fermata, letteralmente, nelle ultime righe del romanzo.
Sahara e Akitani incarnano due forme di razionalità che in Un posto tranquillo confluivano nella figura di Asai. Sahara è l’intelligenza sospettosa, inquieta, sensibile al particolare fuori posto. Per l’avvocato il primo campanello d’allarme è l’assolutezza con cui Onizuka proclama la propria innocenza. Due sono gli indizi materiali che, a suo modo di vedere, non si incastrano con il quadro accusatorio: una scarpa che il morto avrebbe perduto durante l’impatto in acqua e una chiave inglese. Da questi particolari Sahara parte per riesaminare l’intera faccenda. Il lavoro d’indagine, in ossequio ai metodi del giallo classico, procede per congetture, deduzioni e verifiche sperimentali. L’esito sembrerebbe sufficiente a incrinare le certezze degli inquirenti e dell’opinione pubblica. Se alla fine Sahara fallisce nel salvare Onizuka è perché la sua intelligenza è sprovvista di malizia. L’avvocato non si accorge di ciò che cova in Akitani. Non è, al contrario del reporter, sufficientemente paranoico.
Dal canto suo, Akitani incarna anzitutto una ragione strumentale, posta a difesa della propria posizione. Matsumoto lo descrive come un uomo pasciuto e ben integrato, compiaciuto del proprio ruolo. Sostiene una tesi pigra: la colpevolezza di Onizuka, presentata nei suoi resoconti come una creatura di mitologica crudeltà. A poco a poco, però, la sicumera di Akitani si sgretola. La sufficienza con cui giudica Sahara cede il passo a una profonda inquietudine. È ossessionato dalla terribile vendetta a cui Onizuka potrebbe abbandonarsi se venisse scagionata. Non è una paura del tutto implausibile, ma rimane comunque infondata: nulla, nel romanzo, lascia trapelare che Onizuka stia meditando l’assassinio di Akitani. In fin dei conti, il giornalista rimane vittima della sua stessa rappresentazione di Onizuka, del personaggio mediatico che ha contribuito a costruire. Matsumoto concede ad Akitani il privilegio della focalizzazione quasi fino all’ultimo: perduto questo favore, il romanzo precipita nella catastrofe. Per lunghi tratti, il lettore ha modo di osservare dall’interno il crescendo paranoico di Akitani, che da possibile detective si trasforma in assassino.
Matsumoto è notoriamente uno scrittore attento al sociale. Rispetto a Tokyo Express, Un posto tranquillo o a La ragazza del Kyūshū, qui la componente politica è meno esplicita. Non mancano, però, gli spunti critici. La rappresentazione del giornalismo è decisamente poco edificante. Proprio il trattamento riservato dalla stampa a Onizuka, nonché il modo proprietario in cui Akitani si rivolge alla moglie, gettano una luce sulla condizione femminile nel Giappone degli anni Ottanta: un paese all’avanguardia nell’industria, ma ancora attaccato a certe manifestazioni deteriori di tradizionalismo. Onizuka è, in questo senso, un’affascinante combinazione di vittima e carnefice, una cinica calcolatrice che finisce per soccombere alla macchinazione di Shirakawa e al più acerrimo dei nemici: il caso.
Scheda del libro

Autore: Matsumoto Seichō
Traduttrice: Gala Maria Follaco
Editore: Adelphi
Collana: Fabula, 385
Edizione: 3ª
Anno edizione: 2022
Anno prima uscita: 1982
Formato: brossura
In commercio dal: 15 novembre 2022
Pagine: 133
EAN: 9788845937378
