Quinto capitolo dei Racconti morali, Il ginocchio di Claire (1970) è un delizioso saggio sulla seduzione e la manipolazione. Il personaggio intrigante è una figura ricorrente nel cinema di Éric Rohmer. Solitamente una donna (in omaggio forse a Emma di Jane Austen), l’intrigante scatena il gioco delle coppie. Nel Ginocchio di Claire il dispositivo si complica in chiave metanarrativa: la manipolatrice è una scrittrice, Aurora. A corto d’ispirazione, Aurora trasforma l’amico Jérôme, diplomatico in carriera e donnaiolo impenitente, nella propria cavia. Di ritorno sul lago d’Annecy per vendere la casa di famiglia, Jérôme finisce impigliato nel romanzetto salace che l’amica ha imbastito. Aurora gli rivela che Laura, la figlia adolescente della sua padrona di casa, è segretamente innamorata di lui. Jérôme, però, si scopre attratto dalla sorellastra di Laura, Claire.
Aurora è interpretata da Aurora Cornu, scrittrice anche nella vita reale. L’innesto di un dettaglio di verità documentaria in un contesto di finzione non è nuovo in Rohmer e produce una piacevole vertigine. In quest’ottica, il film si trasforma in un campo di gioco in cui i dispositivi della creazione artistica lavorano per ordinare le geometrie variabili del desiderio. In Rohmer la forma è tanto più elegante e sofisticata quanto instabili sono gli impulsi. Aurora agisce nel film quasi come un doppio di Rohmer: provoca, manipola, organizza, ma senza la neutralità del regista. Jérôme, da complice, si trasforma nel suo inconsapevole burattino. L’autoinganno è il grande tema del film, annunciato in modo programmatico da un affresco nella casa d’infanzia di Jérôme. Don Chisciotte e Sancho, in groppa a un cavallo di legno, hanno gli occhi bendati, un mantice e una torcia danno loro l’illusione di volare vicino al sole. Il riferimento non è casuale. Rohmer era uno studioso dell’opera di Cervantès, a cui, nel 1965, aveva dedicato un omonimo documentario televisivo. Del resto, il regista presentava i personaggi dei suoi racconti morali come dei Don Chisciotte che «si prendono per personaggi da romanzo». «Hanno gli occhi bendati», dice Aurora commentando l’affresco. «Gli eroi li hanno sempre così. Se no non farebbero più nulla, la storia finirebbe. Non è grave, perché tutti abbiamo bende sugli occhi». Tutti, tranne gli artisti, aggiunge Jérôme, e Aurora non può che concordare: quando scrivo, dice, gli occhi devo tenerli ben aperti. Il mantice non lo muove l’artista, spiega, ma il desiderio stesso dell’eroe. I personaggi di Rohmer sfoderano una consapevolezza di sé che si rivela, alla fine, fragile e parziale. L’autoinganno di Jérôme è credere di poter sposare una donna che in fondo non ama semplicemente perché il destino sembra mettergliela sempre davanti. Il matrimonio rischia di vacillare non tanto per la corte della deliziosa Laura, quanto a causa della sua fissazione per Claire. È curioso che il personaggio-chiave del film si manifesti a ben quarantacinque minuti dall’inizio. Il ginocchio di lei, prima che l’epicentro di una fissazione feticistica o il trigger di un conflitto morale, è anzitutto un luogo simbolico, la via per spezzare il turbamento di un desiderio «puro», «senza scopo», e insieme rompere l’incantesimo dell’affabulatrice Aurora, di cui Jérôme è finito vittima.
Jérôme è un seduttore, un uomo pigro e moralmente inconsistente. Alcuni personaggi di Rohmer (Jeanne in Racconto di primavera o Delphine ne Il raggio verde) mostrano un certo fatalismo, che è il modo romantico e autoassolutorio di chiamare la passività. In un dialogo con Aurora, Jérôme rivela di non aver mai tentato approcci con donne che non sentisse già disposte. Tutte le sue conquiste, in un certo senso, sono sempre state già scritte. Nel film lo ascoltiamo giurare e spergiurare fedeltà alla futura moglie, ma lo vediamo cercare il contatto con ogni donna, incluse Aurora e Laura (che bacia un po’ troppo appassionatamente: la ragazzina scappa). Forse è per questo che la promessa sposa, presenza-fantasma in forma di ritratto fotografico, ha un volto così duro: lo sguardo è congelato in una specie di perenne riprovazione. Claire, dal canto suo, tratta Jérôme con indifferenza, anzi non lo tratta affatto. Il suo sguardo si accende di passione solo per il fidanzato. Jérôme è intimorito dalla bellezza della ragazza, non può conquistarla. L’incertezza sposta il focus dall’organo sessuale al ginocchio, un surrogato. Non potendo averla, non osando, Jérôme deve “costeggiare” Claire. La curva del ginocchio è meno compromettente del foro di un orecchio – stando alle cronache, era quella la prima scelta di Rohmer.
Fatto sta che quando Jérôme e Claire rimangono fortunosamente soli, lui non resiste alla tentazione. Le rivela il presunto tradimento del prestante Gilles, con cui qualche scena prima aveva ingaggiato una specie di confronto edipico. Claire scoppia in lacrime, lui la consola carezzandole il prezioso ginocchio. Il manipolato diventa, a sua volta, manipolatore, ma la coscienza è salva. Jérôme è intimamente convinto di aver compiuto una buona azione, mettere in guardia Claire da un poco di buono. Scopriremo, però, che l’incontro di Gilles con una vecchia fiamma, a cui casualmente Jérôme aveva assistito, era del tutto innocente. Sul finale, Gilles e Claire si riconciliano. Laura supera la cotta per Jérôme, avendone constatato l’insipienza. Jérôme si è liberato dall’ossessione di Claire, può viaggiare verso il matrimonio compiacendosi della propria forza morale. Aurora, da cui tutto è partito e che ha presieduto allo svolgimento dell’intreccio come una sacerdotessa (una «maga»), ha il suo romanzo.
Note a margine. Il ginocchio di Claire conferma l’intelligenza e la grazia di Rohmer, la cui sottigliezza si muove sotto il radar dello spettatore. Restio a emettere sentenze, il suo cinema si sviluppa lungo traiettorie estetiche e morali assai poco contemporanee. Oggi la carezza sul ginocchio di Claire e il bacio a Laura, più in generale la disinvoltura con cui Rohmer mostra l’attrazione di Jérôme per due adolescenti, possono apparire irritanti, ma non è decontestualizzando che si giudica un film. Impeccabile, come sempre, la sceneggiatura. Meravigliosi gli ambienti – l’Alta Savoia, i paraggi del lago d’Annecy, le case piene di libri. Gli alberi di ciliegio sono una citazione dell’amato Rousseau.
Scheda del film
Titolo originale: Le genou de Claire
Lingua originale: francese
Paese di produzione: Francia
Anno: 1970
Durata: 105 minuti
Genere: commedia
Regia: Éric Rohmer
Sceneggiatura: Éric Rohmer
Produttori: Barbet Schroeder, Paul Cottrell
Casa di produzione: Les Films du Losange
Fotografia: Néstor Almendros
Montaggio: Cécile Decugis
Interpreti e personaggi: Jean-Claude Brialy, Aurora Cornu, Béatrice Romand, Laurence de Monaghan, Michèle Montel, Gérard Falconetti, Fabrice Luchini
