Non aspettiamoci troppo da nessuno. “Kontinental ’25” di Radu Jude (202

Un apologo politico e morale sulla responsabilità individuale, la violenza delle istituzioni e l’impotenza della coscienza nell’Europa contemporanea
Eszter Tompa in una scena di "Kontinental '25" di Radu Jude (2025), qui recensito

Serafico e implacabile, Radu Jude allarga il suo sguardo dalle contraddizioni del capitalismo rumeno, già raccontate nel precedente (e strepitoso) Do Not Expect Too Much from the End of the World, al fragile senso di colpa della piccola borghesia occidentale. Protagonista di Kontinental ’25 è Orsolya, ufficiale giudiziaria di Cluj, capitale transilvana, incaricata di sfrattare il signor Glanetaşu. Ex atleta caduto in disgrazia, l’uomo occupa abusivamente il locale caldaia di uno stabile che dovrà essere demolito per costruire un albergo di lusso (il Kontinental Boutique Hotel). È proprio Glanetaşu a guidarci nell’inferno della sua condizione. All’inizio del film lo seguiamo mentre, dalla periferia weird del “Dino Park”, procede verso il cuore della città, mendicando un lavoro, un pasto o pochi leu per svoltare la giornata. Jude si tiene a distanza, la camera è fissa, il montaggio essenziale. Non lesina l’ironia – Glanetaşu è scontroso e volgare. Non siamo in un film di Ken Loach, i proletari non sono tutti buoni, ma certamente sono indifesi di fronte al capitale e alla burocrazia sua alleata. Orsolya ha già ottenuto una dilazione dei termini, perciò quando si presenta dall’uomo per lo sgombero è convinta che questi la seguirà senza fare storie. Glanetaşu, invece, si impicca a un radiatore. Jude sottolinea la violenza impersonale degli apparati dello stato. Tiene la camera puntata sulla notifica di sfratto mentre, in sottofondo, ascoltiamo i gemiti soffocati di Glanetaşu.

Comincia qui l’odissea morale di Orsolya. La donna si incolpa del fatto, non si dà pace. Consulta i superiori, il marito, un’amica, la madre, un pope e un ex allievo, nel tentativo di venire a capo del suo dolore. Ognuno di questi personaggi offre a Orsolya un codice interpretativo – procedurale, affettivo, umanitario, nazionalista, religioso – che elude il nocciolo della questione: la responsabilità. Legalmente Orsolya non ha nulla da rimproverarsi, le dice un funzionario. Per di più, quel Glanetaşu aveva dei precedenti: per riscaldarsi dal freddo una volta aveva bruciato delle croci di legno in un cimitero, un gesto che il pomposo linguaggio legale assimila alla profanazione di tombe. Il funzionario non sembra prendere sul serio il malessere di Orsolya. A casa non va meglio. La vicenda è sui giornali, il marito le legge i commenti degli hater. Orsolya è ungherese, non rumena, e questo fomenta i nazionalisti per via di certe vecchie ruggini tra i due popoli. A questo punto, l’uomo vorrebbe fare l’amore, ma Orsolya si nega. Neppure verrà in vacanza, ha bisogno di stare sola. All’amica Dorina snocciola l’elenco delle associazioni umanitarie che finanzia ogni mese. Il dialogo è un piccolo capolavoro di ipocrisia e involontaria comicità. Orsolya si accusa per l’ennesima volta della morte di Glanetaşu, Dorina si sente in colpa per il “furto” della Transilvania nel 1918. La donna sostiene una ONG che aiuta le famiglie rom in difficoltà, ma non muove un dito per soccorrere il barbone che vive nel suo quartiere, e anzi si lamenta della sua sporcizia.

Kontinental ’25 cita, non solo nel titolo, Europa ’51. Nel film di Rossellini, il trauma di Irene la allontana dal suo mondo. La solidarietà che manifesta verso i poveri viene giudicata una “stranezza”: la donna viene dichiarata folle e internata. Orsolya, invece, non giunge ad alcuna rottura. Nel film di Jude l’itinerario della colpa non si snoda sulle macerie fisiche e morali di una guerra mondiale ma su quelle, più impalpabili e cheap, della modernità capitalista. Il continente è lacerato da pulsioni disgreganti: da un lato, uno sviluppo “democratico” predatorio, iniquo, disumano; dall’altro, una nostalgia per i vecchi nazionalismi e gli ordini illiberali. La madre di Orsolya rimpiange l’Ungheria e difende Orbán: «Come può essere fascista se la gente vota per lui?». Il minimo comune denominatore tra i due mondi è la sopraffazione, una legge eterna che schiaccia i più deboli. Nella Romania postcomunista, iperliberista, deturpata dalla speculazione edilizia e gentrificata non c’è posto per la sofferenza. La morte di Glanetaşu appare inconcepibile: a tutti Orsolya è costretta a spiegare la dinamica dell’impiccagione. Il pope, in uno degli apici “assurdisti” del film, si complimenta: che tenacia! Il resto sono altisonanti e inutili citazioni dei Vangeli. Il malessere di Orsolya è reale, ma finisce con l’assumere la forma di un’autoflagellazione vanitosa e inconcludente. Il regime neoliberale non reprime la coscienza morale, lascia che si manifesti nella forma di un dialogo infinito, incapace di produrre alcuna trasformazione. La tragedia di Glanetaşu viene assorbita nell’inerzia del mondo. Poche ore dopo un amplesso animalesco consumato con un ex studente, Orsolya si ricongiunge al marito e ai figli per la vacanza.

Nell’Europa del ’25, la coscienza morale è un labile esercizio performativo, in linea con l’attivismo che dilaga sui social media. Per girare il film, Jude e il direttore della fotografia Marius Panduru hanno optato per un iPhone 15. Una scelta in linea con la povertà di mezzi rosselliniana, ma anche con la ricerca di un’estetica dimessa, non levigata, pienamente inscritta nel regime visivo contemporaneo. Per quanto meno brillante di Do Not Expect Too Much, Kontinental ’25 è un oggetto filmico “diverso” e intrigante nel suo ostentato minimalismo, nel suo mix di documentaristico e surreale, nell’asciuttezza quasi straniante dei suoi tableau che non esclude lo “sporco”, il kitsch della vita nell’epoca del neoliberismo. In Do Not Expect Too Much erano i video di Bobiță, alter ego della protagonista modellato su Andrew Tate, qui i dinosauri animatronici e un cane robot che molesta il povero Glanetaşu mentre si disseta a una fontana. Queste presenze sconcertanti, ridicole e insieme minacciose, riassumono il senso della satira di Jude, il ritratto di un mondo “civilizzato” ostaggio di un’insensata e crudele stupidità.

Scheda del film

Lingua originale: rumeno, ungherese, tedesco

Paese di produzione: Romania

Anno: 2025

Data di uscita: 20 giugno 2025 (Romania)

Durata: 109 min

Genere: commedia

Regia: Radu Jude

Sceneggiatura: Radu Jude

Produttore: Alexandru Teodorescu, Rodrigo Teixeira

Produttore esecutivo: Romana Grama, Dan Weschler, Jamal Zeinal-Zade, Andreas Roald, Berta Marchiori, Fernanda Frotté, Paul Thiltges, Adrien Chef

Casa di produzione: Saga Film

Fotografia: Marius Panduru

Montaggio: Cătălin Cristuțiu

Musiche: Matei Teodorescu

Scenografia: Andreea Popa

Costumi: Cireșica Cuciuc

Interpreti: Eszter Tompa, Gabriel Spahiu, Adonis Tanța, Oana Mardare, Șerban Pavlu, Annamária Biluska, Ilinca Manolache