Ieri ho comprato un libro di Tolstoj sui rivoluzionari russi. Prima però sono andato da Douglas a spendere 70 euro per un profumo Armani. “Sii inesorabilmente appassionato nella ricerca della tua unicità.” Era scritto così su un cartellone della Moleskine nella vetrina della Feltrinelli. Più grande: “Come Van Gogh”. L’unicità è il grande dramma della nostra epoca. Chi la insegue e chi la sceneggia. Ad ogni azione segue una reazione uguale e contraria. Viviamo in un mondo contraffatto, di moralità virtuale, di virtuosità immorale, buona solo a lavare i panni sporchi (greenwashing, sportwashing, ognicosawashing). Per questo andiamo alla ricerca dell’unicità, dell’oggetto piccolo (a), il feticcio che ci elevi una volta per tutte, che marchi una distanza siderale dalla plebe conformista e sciatta. Ma l’ossessione per la purezza ci porta fuori strada. Non tutti sono attrezzati per distinguere la gigantesca contraffazione neoliberista. Il mercato si è mangiato tutto, non ci sono spazi di libertà all’infuori del consumo. Comprare è bello. “Perciò sii inesorabilmente appassionato, compra questo cazzo di oggetto che non so cosa sia, neppure mi frega, fammi diventare ancora più ricco, schifosamente ricco, e anche tu ricaverai una qualche soddisfazione da quel buco di culo di vita che Dio ti ha cucito attorno. O forse no, fa niente. Compra. Stronzo.” (Mentre scrivevo queste note sono entrato nel supermercato, ma non ne avevo realmente bisogno. Ho salutato con fastidio la zingara che chiedeva l’elemosina all’ingresso.)