Mi stupisco che vi stupiate

Mi stupisco che vi stupiate.

Il caso Mancini deflagra nella calda sonnolenta estate del ventitré, e voi vi stupite, non solo per il botto dell’imprevisto, ma per le implicazioni morali, il futuro del giuoco, tutta una menata sull’avidità, l’opportunità eccetera, una roba che non si può sentire. Odio fare il maestrino dell’ovvio, ma mi tocca. Mancini è un allenatore di calcio, uno che passa il tempo a studiare mosse e contromosse per spingere un pallone nel sacco giusto. Non è Albert Schweitzer, non costruisce lebbrosari, non ci si deve stupire che lasci la nazionale per un capriccio, per amor proprio, per l’assegno di un qualche sceicco. Del resto, mi pare vi siate stupiti molto meno quando quel senatore della Repubblica definì l’Arabia Saudita culla di un nuovo Rinascimento. A questo punto forse dovrei stupirmi del fatto che lo stupore si riversi soprattutto sul superfluo, non sulle cose essenziali. Ma no, non ci casco. Io sono alieno alla sorpresa, non mi stupisco più, perché leggo tanti libri e questo fa di me un individuo a prova di sorpresa, nel senso che il colpo di coda dell’egotismo, sia esso pubblico, privato, singolo, di massa, non mi tocca, non mi sconvolge, non mi altera la pressione. Voi, invece, vi stupite che un generale della Folgore (la Folgore, mannaggia ai pescetti!) scriva scempiaggini sulla razza, l’omosessualità, che sproloqui sulla libertà di parola paragonandosi a Giordano Bruno. Pure quell’altro, il camerata Marcello De Angelis, si era paragonato a Bruno. Ma che è, una mania? Tutti buoni a recitare la parte delle vittime, tutti buoni a invocare la morte gloriosa sul rogo, ma a dimettersi o chiedere scusa non ci pensano nemmeno. Non mi stupisce. Ma voi: davvero vi stupite che i fascisti facciano i fascisti? Che dicano e facciano cose da fascisti? Ma forse lo stupore è un altro. Forse vi tocca che siano ancora in giro, i fascisti. Che occupino posti pubblici, e anche di prestigio. Che abbiano stipendi, pensioni, che facciano carriera e la morale agli altri, che pretendano di insegnare la libertà di espressione. Loro, i fascisti!

Su una cosa il generale Vannacci ha ragione, il mondo è sottosopra. L’altra sera guardavo Retequattro, era Ferragosto, c’era Il sorpasso. In un paio di slot pubblicitari, uno dopo l’altro, si alternavano: Bianca Berlinguer (Berlinguer! Su Rete Quattro!) che assicurava di non essere cambiata, di essere sempre la stessa, e infatti Bianca i fari da quindicimila watt sono quelli, li riconosco, ci sarà pure Mauro Corona? mah; immagini di Bianca di Nanni Moretti (Nanni Moretti! Rete Quattro!) col voice over dell’annunciatore che partiva dal dialogo di Michele Apicella con lo psicanalista della scuola Marilyn Monroe per assicurare che noi (noi chi?) ti vogliamo bene, Nanni. Ecco, forse vi sembrerò stupito di questa appropriazione culturale, ma invece no, non mi colpisce più di tanto – giusto un attimo quando ho visto gli spot perché non me l’aspettavo, non in modo così sfacciato. Sarà che quelli erano i giorni in cui il governo aveva approvato la tassazione degli extra profitti delle banche, mentre il ministro Urso sbraitava contro Ryanair. Per carità, niente di che, però, mentre guardavo quei due spot, ho pensato: siamo stati risucchiati, spolpati, masticati e sputacchiati qua e là. Sopravviviamo – noi, sinistra – in forme confuse, ectoplasmico-ideologiche, televisive o cinematografiche. Non serve più leggere Marx. Il mondo è andato avanti, occorre aggiornarsi, stare su Instagram. Un armocromista, presto! Perché non se ne trova mai uno quando se ne ha più bisogno?

Perdonate il cinismo. È l’estate. Se la primavera, come diceva il poeta, è la stagione che più crudelmente resuscita, all’estate appartiene la malinconia delle cose che finiscono, delle cose che muoiono. Ho questo ricordo del mio ultimo viaggio: nel rettangolo immenso di una campagna brulla, spettinata, giallo striato di un nero liquirizia in righe millimetriche, un albero spaccato, in lontananza, pare un uomo che si allunga sulla schiena in un gesto estremo, disperato. È un ulivo, ma è solo, lontano dai compagni. Gli ulivi ciarlano in comitive secolari. Scuotono la testa per un solletico e tu raccogli i frutti di carne e osso. Sono alberi tenaci, gli ulivi. Per questo quando muoiono fanno tanto scalpore. Chissà che avrà fatto quello per meritare la sua solitudine.

L’estate è la morte al lavoro. La morte ancora ci stupisce. La crisi della sinistra no. È una storia vecchia come il mondo, come la sinistra. La sinistra è la crisi, la vita pure. (Sbadiglio.) Peccato per quei fenomeni intermedi di tipo morboso di cui parlava Gramsci. A quanto pare, non possiamo evitarceli. Tocca tenersi i fascisti del terzo millennio, gli apologeti abusivi della libertà d’espressione, gli allenatori ingordi di stramiliardi innaffiati di petrolio e sangue di giornalisti e quelli che non ci sono più le bandiere, signora mia! Persino il vostro stupore, il più morboso tra i fenomeni morbosi, una recita grottesca, buona per i tweet da sedicenti intellettuali, aspiranti opinionisti, nani e ballerine del circo dell’indignazione perenne, la pantomima dietro cui si nasconde un paese sempre più stanco e triste, un paese di mostri.