Verità e menzogna a bordo piscina: “Swimming pool” di François Ozon (2003)

Desiderio, scrittura, ambiguità e finzione si intrecciano nel magnetico film di François Ozon
Ludivine Sagnier in una scena del film "Swimming pool" di François Ozon (2003), qui recensito

Quando l’amoralità dell’atto creativo incontra la follia del desiderio, il risultato è un film potente e sottile come Swimming pool di François Ozon.

Scrittrice inglese di gialli, Sarah Morton (Charlotte Rampling) è in crisi di ispirazione. L’editore, John Bosload, la manda in vacanza nella sua casa in Provenza, una bella villa immersa nel verde di Lacoste con tanto di piscina. Qui, la ritrovata lena creativa della donna è turbata dalla presenza imprevista della figlia dell’editore, la provocante e sfacciata Julie (Ludivine Sagnier). Il crescendo di tensione tra le due sembra precipitare in un delitto.

L’acqua, l’erotismo, lo spazio filmico “infestato”: Swimming pool è per certi aspetti il parente più prossimo di Sotto la sabbia, quasi un doppio. A cominciare dalla protagonista, Charlotte Rampling. Lì sensuale donna di mezza età resa folle dalla scomparsa misteriosa del marito, qui novella Agatha Christie repressa e moralista. Sarah divide l’appartamento londinese con il vecchio padre, ha una relazione sporadica con John. Vive male il proprio mestiere, con gelosia nei confronti dei giovani autori e dei loro premi. La scapestrata Julie funge da attivatore del suo desiderio, che si svela come l’acqua della piscina sotto il telone. La riscoperta graduale del corpo è sottolineata da Ozon con un primo bagno e un’inquadratura (in costume) identica a quella riservata a Julie a bordo piscina. La progressione erotica culmina con la seduzione del vecchio factotum, nel tentativo di impedirgli di scoprire il terribile segreto sepolto a due passi dall’acqua.

La sceneggiatura, firmata da Ozon con Emmanuèle Bernheim, collega la voracità sessuale di Julie a una biografia disastrata (un padre assente e una madre morta). Senza troppa insistenza: nei film di Ozon conta più l’estetica del desiderio, la messa in scena delle esorbitanti geometrie dell’eros, che la sua eziologia. In Julie ritroviamo la Alice di Les amants criminels o la Tatiana di Regarde la mer, ma anche la collectionneuse rohmeriana, la “collezionista di uomini” che infrange l’immobilità della quiete estiva con il tumulto incontrollato delle sue voglie. All’inizio, Sarah è palesemente irritata da Julie, che gira per casa svestita e fa l’amore in modo rumoroso. Dopodiché, cerca con la ragazza un punto di contatto, attratta dalla sua storia. Il progetto editoriale che aveva in mente viene accantonato, incomincia un nuovo romanzo. Titolo: Julie. Sarah la spia, arriva a rubarne il diario. Dopo aver letto il manoscritto e compreso la natura predatoria dell’interesse di Sarah, Julie decide di vendicarsi. Invita a casa Franck, un giovane del posto verso cui Sarah prova un timido interesse, e lo seduce davanti alla “rivale”, arrivando a praticargli del sesso orale a bordo piscina. Ma quando Franck, accortosi che Sarah li sta spiando, la respinge, la disperazione prende il sopravvento in Julie. Sotto questo aspetto, Julie è simmetrica ad Alice. In Les amants criminels l’impulso omicida di Alice nasceva dal suo rifiuto del desiderio dell’Altro che minacciava di assoggettarla, qui dal pericolo che l’Altro, respingendola, la neghi.

In Swimming pool il soggetto non è Julie, ma Sarah. Charlotte Rampling è straordinaria. In certi primi piani, mentre studia la ragazza e la ascolta raccontare la sua storia, si scorge il vampirismo dell’artista, disposto a qualsiasi cosa pur di assecondare il proprio daímōn. In Swimming pool c’è una componente autobiografica, una riflessione del regista sul proprio mestiere. Come scrive Thibaut Schilt, riportando un’ammissione dello stesso regista, Sarah è Ozon come Flaubert è Madame Bovary.

Ozon è interessato alla sessualità femminile, al suo carattere sfuggente, persino crudele. Gli uomini rimangono sullo sfondo. La vittima, Franck, non ha moglie, figli, padre, madre. È una figura strutturalmente debole, come il marito di Marie in Sotto la sabbia, o quello della protagonista in Regarde la mer. La presenza dell’acqua, in tutti e tre i film, allude al desiderio femminile ma anche alla fluidità dell’identità, alla labilità della coscienza. In Swimming pool crediamo, come spettatori, di assistere a una storia di passione e morte con protagonisti reali, mentre invece non ci accorgiamo che la diegesi è in gran parte colonizzata dagli spettri della creatività di Sarah. John ha una figlia, ma non somiglia a Julie. Il delitto forse c’è stato, forse no, chissà. Il disvelamento finale di Ozon è rapido e geniale, un colpo di scena magistrale. Non sapremo mai cosa sia accaduto davvero, su quali appigli fattuali la fantasia della scrittrice abbia lavorato, quanto di essi sia stato trasfigurato. Ancora una volta, lo sguardo di Ozon coincide con quello della sua protagonista. Verità e menzogna si confondono al punto che la domanda su dove finisca l’una e cominci l’altra è legittima ma oziosa, e comunque destinata a non ottenere risposta. L’ambiguità del cinema, sembra suggerire Ozon, è irriducibile. È in questo mistero senza soluzione il suo maggior fascino.

Scheda del film

Titolo originale: Swimming Pool

Lingua originale: inglese, francese

Paese di produzione: Francia, Regno Unito

Anno: 2003

Durata: 99 min

Rapporto: 16:9

Genere: thriller, erotico

Regia: François Ozon

Soggetto: Emmanuèle Bernheim

Sceneggiatura: François Ozon

Produttore: Olivier Delbosc

Distribuzione italiana: Sapphire Media International

Fotografia: Yorick Le Saux

Montaggio: Monica Coleman

Musiche: Philippe Rombi

Scenografia: Brice Blasquez

Costumi: Pascaline Chavanne

Interpreti: Ludivine Sagnier, Charlotte Rampling, Charles Dance, Jean-Marie Lamour, Marc Fayolle, Frances Cuka, Lauren Farrow, Tricia Aileen, Glen Davies