Concepire un tempo differente. “L’espulsione dell’Altro” di Byung-Chul Han

"L’espulsione dell’Altro" di Byung-Chul Han analizza la crisi dell’alterità nella società neoliberista e digitale, tra narcisismo, omologazione e perdita dell’ascolto
Una foto a colori del filosofo Byung-Chul Han, autore del saggio "L'espulsione dell'Altro" (Nottetempo, 2024)

Il tema al centro del nuovo saggio di Byung-Chul Han, L’espulsione dell’Altro (Nottetempo), è la scomparsa di ogni controcampo all’immagine di un mondo egoriferito. Non una novità, se consideriamo, in tempi recenti, il lavoro di Massimo Recalcati, che all’argomento ha dedicato pagine di grande densità (L’uomo senza inconscio, ad esempio). Han, filosofo sudcoreano, adotta una prospettiva diversa: non la clinica del vuoto, ma una riflessione filosofica che fa interagire Heidegger con Freud, Lacan, Marcuse e Benjamin.

L’Altro è ciò che è irriducibilmente diverso da me. La sua esperienza è fondamentale per la formazione e la maturazione della personalità. L’Io si sviluppa nell’incontro con l’Altro (attraverso il Linguaggio, secondo Lacan) e senza questa pratica costante finisce blindato in se stesso. L’Altro ci scuote, incrina le nostre certezze, ci espone a una quota di dolore. Cosa significa l’espulsione dell’Altro? La cultura neoliberista colonizza con la sua logica qualsiasi cosa minacci il corretto funzionamento della macchina produttiva. L’esperienza dell’Altro rischia di incepparne il funzionamento, perché, direbbe Recalcati, svela come fittizi i bisogni prodotti dal capitalismo. La loro soddisfazione è richiesta non dal desiderio, ma da una sete di godimento senza fondo. Sottratto al controllo della Legge, il desiderio finisce col modellarsi sulla pulsione di morte.

È la desublimazione repressiva di cui parlava Marcuse ne L’uomo a una dimensione. Per il filosofo tedesco, lo strumento con cui il capitalismo disinnesca storicamente l’opposizione culturale è l’integrazione. Pensiamo a Caravaggio, un artista la cui opera e la stessa esistenza rappresentano una critica radicale ai valori dominanti della sua epoca. Cosa accade nella civiltà dei consumi? “La canestra di frutta” e il “Bacchino malato” compaiono nelle pubblicità o sulle t-shirt. L’integrazione è questo: l’«inserimento in massa [di valori culturali] nell’ordine stabilito, mediante la loro riproduzione ed esposizione su scala massiccia». In questo modo si elimina la possibilità che significanti inconciliabili con la logica produttiva del capitalismo testimonino la loro opposizione, impedendoci di incontrare l’Altro.

Secondo Han, la forza del neoliberismo va oltre. Il suo “modus dissolvendi” è la digitalizzazione. Eliminando le distanze (non accorciandole, ma cancellandone il concetto) e rendendo ogni cosa traducibile in numeri, la digitalizzazione rende tutto indifferenziato, comparabile, dunque uguale. I social network sono i campioni incontrastati della cultura digitale. Le bolle generate dall’algoritmo (che mostra solo ciò che potrebbe piacerci) e la dittatura del “mi piace” rafforzano l’«inferno dell’Uguale» in cui affoghiamo.

A livello globale, la «violenza dell’Uguale» genera forze distruttive di segno opposto: il terrorismo e il nazionalismo, entrambe forme di resistenza della Singolarità alla furia del Globale. Ecco perché non è possibile, “per la pace perpetua” (Kant), affidarsi allo spirito commerciale: perché, al di là di ogni apparenza, questo spirito è irrazionale. Il tragico errore dell’Europa è stato quello di aver anteposto l’unione economico-commerciale alla dignità umana – cioè degli uomini in quanto tali e non in quanto cittadini, come vorrebbero i nazionalisti. L’ospitalità nei confronti dello straniero, prima ancora che un dovere morale o una fantasia utopica, è per Han «la più alta espressione della ragione universale». Citando ancora Kant, la condizione per coltivare la speranza della pace perpetua, o, con Nietzsche, la fonte di «una nuova inenarrabile bellezza».

Ma qui di bellezza ce n’è poca. Predomina, nella cultura neoliberista, una logica pornografica, nella quale il corpo è ridotto a macchina sessuale: l’oscenità è nell’assenza di gioco, di mistero. Domina incontrastato sulla libertà individuale il principio di prestazione. «Ci si sfrutta volontariamente nell’illusione di realizzarsi», scrive Han. Il narcisismo esasperato ha delle conseguenze. Investito dalla forza spaventosa della libido, l’Io ripiega su se stesso, si spezza. Sorge così un’angoscia che è tutto il contrario di quella analizzata da Heidegger. Legata alla negatività assoluta dell’Altro (e dunque inconcepibile in un mondo ridotto a un enorme centro commerciale), l’angoscia heideggeriana annuncia al viaggiatore la soglia che conduce in un mondo ignoto, inesplorato. L’angoscia ipermoderna è di un tipo laterale, coincide con lo smarrimento che deriva dalla costante comparazione con gli altri, con standard di vita e modelli che percepiamo come autentici (o fonti di autenticità) ma che invece ci rendono schiavi dell’Uguale. Nella società neoliberista, l’autenticità è un’illusione: la diversità propagandata è diversità dell’Uguale, cioè l’Uguale camuffato dal marketing. L’antidoto? L’Eros, l’unica forza in grado di condurci oltre le secche della «produzione neoliberistica di Sé», del burn-out, della depressione, della bulimia del binge watching.

Han non alimenta illusioni: non si pronuncia sulla fine del sistema e, anzi, fra le righe affiora un certo pessimismo. Dopo i capitoli sullo sguardo e il linguaggio dell’Altro (le sue parole emergono solo nel silenzio), la chiusura è dedicata all’ascolto. È una scelta naturale: ascoltare significa accogliere l’Altro. Attraverso i social ci illudiamo di coltivare amicizie, in realtà gestiamo contatti. Non creiamo un dialogo, al massimo scambiamo informazioni. Sono lì, a portata di mano, non necessitano di ricerca, studio, rielaborazione, ci limitiamo a trasmetterle. L’ascolto consente invece di scoprire l’Altro. O, se vogliamo, esplicita quella parte di Altro che è già in noi, e gli permette di risalire alla coscienza, di manifestarsi per ciò che realmente è.

La rivoluzione da compiere è, in definitiva, concepire un tempo differente. Sottrarsi alla produzione, riscoprire il valore della contemplazione contro lo «spazio drogato» (Racalbuto) e il rumore dell’ipermodernità sono ormai questioni vitali, per ciascuno di noi e per le nostre democrazie. Solo così potremo costruire una società della comunicazione, della bellezza, della scoperta, e creare l’antidoto a un mondo in cui tutto è volgarmente trasparente, immediato, merce infinita, consumo infinito.

Scheda del libro

La copertina della nuova edizione (2024) di "L'espulsione dell'Altro" di Byung-Chul Han, qui recensito

Autore: Byung-Chul Han

Traduttore: Vittorio Tamaro

Editore: Nottetempo

Collana: Saggi. Figure

Anno edizione: 2024

In commercio dal: 7 giugno 2024

Pagine: 120 p., Brossura

EAN: 9791254801529