Il vero ladro è chi la banca la fonda. “I delinquenti” di Rodrigo Moreno (2023)

Il sogno di libertà di due uomini in una pampa mitica
Una scena con il cast completo di "I delinquenti" di Rodrigo Moreno ("Los delinquentes", 2023), qui recensito

Venticinque anni di lavoro in banca valgono tre e mezzo in prigione? Se lo chiede uno dei protagonisti de I delinquenti di Rodrigo Moreno. Impiegato in un istituto di credito di Buenos Aires, Morán (Daniel Elías) non ne può più della routine asfissiante del salariato, perciò escogita un piano: rubare dalle casse l’esatto ammontare degli stipendi che mancano alla pensione sua e di un ignaro collega, e poi costituirsi. Scontata la pena (codice alla mano: sei anni, tre e mezzo con la condizionale), potrà tornare in possesso della sua quota di bottino e vivere una vecchiaia spensierata. Román, il collega, sulle prime non è troppo convinto, ma accetta – del resto, non può tirarsi indietro, Morán potrebbe denunciarlo. A questo punto il film si biforca: Morán in galera, Román a tentare di schivare i sospetti dell’ispettrice inviata dalla sede centrale. Tra le due condizioni, Moreno stabilisce un’equivalenza che è il cuore ideologico del film. In ossequio alla sua passione per i giochi di parole, i nomi dei due uomini sono uno l’anagramma dell’altro. Tanto in prigione che in banca, Morán e Román subiscono le vessazioni del prepotente Germán de Silva, nella doppia veste del galeotto Garrincha e del direttore Del Toro. Per affermare il proprio ordine, il potere si serve di mezze figure a cui riconosce, in cambio del tradimento, briciole di autorità. Oltre alla borsa con i seicentocinquantamila dollari e a un vecchio disco (Pappo’s blues, del leggendario chitarrista Norberto Napolitano), a unire i complici c’è la bella Norma, che Román incontra durante una spedizione nella pampa per nascondere la refurtiva. I due intrecciano una relazione, ma quello che Román non sa (e che Moreno ci svela con un lungo flashback a metà film) è che Morán per primo si è innamorato di Norma, conosciuta durante una breve fuga prima di costituirsi.

Senza mezzi termini: I delinquenti è il capolavoro di Moreno, centonovanta minuti di cui non si butta via niente, una gioia per gli occhi e per il cuore. Il film supera la gelida disperazione di El custodio (2006) e il minimalismo un pizzico faticoso di Un mundo misterioso (2011), segnando una progressione che approda a una possibilità di liberazione. Esiste, tra i film, un gioco di rimandi. La sequenza della vestizione iniziale di Morán richiama esplicitamente l’incipit silenzioso di El custodio, in cui il bodyguard Rubén, nel suo misero appartamento cittadino, si prepara per l’ennesima giornata di lavoro. In Un mundo misterioso, protagonista era Esteban Bigliardi, che qui, nei panni di Román, subisce lo stesso destino: la compagna Marianela, a un tratto, gli chiede una pausa. Lui non capisce: che pausa? Il dialogo ricalca quello in apertura di Un mundo misterioso. Lì la compagna era Cecilia Rainero, che ora troviamo nei panni di Morna, la sorella di Norma. Pur nella continuità tematica, I delinquenti è più spigliato, ironico, inventivo sul piano formale. Morán e Román incarnano il conflitto, così urgente nella società capitalistica, tra lavoro e vita, obblighi sociali e voglia di avventura. Entrambi fuggiranno dalla loro prigione, ricongiungendosi come un’unità originaria in una pampa che assume connotati mitici.

In modo analogo a The mastermind, I delinquenti si appropria degli stereotipi dell’heist movie anni Settanta per privarli della loro consistenza (del loro “realismo”) per riconvertirli a un discorso critico, e sottilmente ironico, sull’ordine sociale. Ma mentre il film di Kelly Reichardt è una vertigine in cui il racconto stesso precipita, I delinquenti sceglie una via meno perturbante, ugualmente surreale, ma quasi fiabesca. La claustrofobia degli interni cittadini, vagamente atemporali, si contrappone ai campi lunghi nella campagna di Córdoba, in cui i corpi paiono rinvigorirsi. Norma (Margarita Molfino) è l’incarnazione della sensualità. Assieme alla sorella e a Ramón (il regista cileno Javier Zoro) compone un trittico di spiriti liberi, di artisti impegnati nella realizzazione di un film naturalistico.

Per sua stessa ammissione, anche Moreno lavora con troupe leggere e attrezzature essenziali, nel tentativo di mantenere controllo artistico e indipendenza. I delinquenti è lontano anni luce dalla stupidità serializzata delle produzioni dei grandi player dell’intrattenimento. Il film è quasi un atto di ribellione verso la grammatica visiva impoverita, l’artificiosità degli intrecci, la prevedibilità dei colpi di scena, l’ordinarietà delle psicologie delle serie tv. La creatività che mette in scena è quella di un cinema che si prende il proprio tempo, che tesse analogie e raccordi con intelligenza, che gioca con le dislocazioni spaziotemporali in modo non lineare, senza vergognarsi di adoperare gli artifici più umili e “antichi” – lo split screen, le dissolvenze incrociate, un certo uso della musica diegetica e non. Il legame con la tradizione nazionale è nel riferimento alla vecchia pellicola di Hugo Fregonese, Apenas un delincuente (1949), ma è quasi un atto dovuto, un debito da onorare. Nella costruzione del racconto, nelle atmosfere evocate, nella cura fotografica di Alejo Maglio e Inés Duacastella, I delinquenti si mostra indipendente da ogni scuola, fuori dal tempo, già quasi un classico.

I delinquenti

Titolo originale: Los delincuentes

Regia: Rodrigo Moreno

Sceneggiatura: Rodrigo Moreno

Produzione: Ezequiel Borovinsky

Interpreti principali: Daniel Elías, Esteban Bigliardi

Fotografia: Alejo Maglio, Inés Duacastella

Montaggio: Manuel Ferrari, Nicolás Goldbart, Rodrigo Moreno

Case di produzione: Wanka Cine, Les Films Fauves, Sancho&Punta, Jirafa Films, Jaque Productora, Rizoma Films

Distribuzione: MUBI, MACO Cine, Magnolia Pictures International

Date di uscita: 18 maggio 2023 (Cannes), 26 ottobre 2023 (Argentina)

Durata: 190 minuti

Paesi di produzione: Argentina, Brasile, Cile, Lussemburgo