“La ragazza scomparsa”: Shirley Jackson e lo spettro del femminile

Tre dei migliori racconti di Shirley Jackson in questa imperdibile raccolta Adelphi
Shirley Jackson

Shirley Jackson era un’eccezionale romanziera, ma anche come autrice di racconti sapeva il fatto suo. Prova ne sono le tre delizie contenute in La ragazza scomparsa, edito da Adelphi come il resto del catalogo dell’autrice americana. I racconti riflettono sulla problematicità dell’identità femminile, incerta ai limiti del fantasmatico. Il denominatore comune alle tre protagoniste è un desiderio di emancipazione puntualmente frustrato, una silenziosa lotta per il riconoscimento pagata a caro prezzo.

La “missing girl” dell’omonimo racconto è Martha, che scompare da un campo estivo femminile senza lasciare traccia. Dopo tre giorni, la compagna di stanza dà l’allarme, ma nessuno ricorda la ragazza, quasi fosse un fantasma. Sparita, risucchiata come la narratrice di Malina di Ingeborg Bachmann. Martha è una presenza “potenzialmente indesiderabile” – così è stata archiviata la sua richiesta di iscrizione. Nella sua figura liminare si concentra una doppia criticità, l’essere donna e adolescente. L’eccedenza rispetto al mondo adulto e patriarcale è risolta con una cancellazione burocratica. Il personale del campo estivo è incapace di produrre prove dell’effettiva presenza della ragazza, dunque Martha non può essere scomparsa. Persino la madre arriva a negarne l’esistenza. Per bocca del fratello, la donna sostiene di avere “tre ragazze e un ragazzo”. Delle tre ragazze, due sono sposate, la terza vive con la madre. Dunque, Martha non era davvero sua figlia; oppure lo era, ma, appunto, “indesiderabile” perché incapace di aderire al modello di moglie e madre che le sorelle incarnano. Martha sembra una specie di anticipazione di Theo, l’artista bohémien e queer de L’incubo di Hill House. Il racconto è giocato su un’ambiguità che Jackson non scioglie neppure nel finale. Il cadavere ritrovato a distanza di un anno dai fatti potrebbe essere quello di Martha – oppure no. La sfortunata eroina del racconto paga con l’oblio la propria irriducibile alterità, un destino che Martha potrebbe condividere con le compagne (l’indeterminatezza dei tratti, sottolineata dal personale del campo, le rende intercambiabili).

Nel successivo racconto, Viaggio con signora, la giovane che il piccolo Joe incontra sul treno, diretto in campagna dal nonno, ha rubato del denaro al “vecchio taccagno” presso cui lavora per spassarsela un po’. L’allentamento della condizione di minorità femminile è possibile attraverso una giocosa e radicale trasgressione, non esente da una punizione finale – l’arresto e la carcerazione, ovvero una forma di cancellazione sociale. Ma, anche qui, l’intervento della legge non fa altro che certificare uno stato di fatto. La ragazza, che si presenta come Mrs. Aldridge (un nome falso?), è un fantasma già prima del suo arresto. Malgrado finga che Joe sia suo figlio, depistando così il poliziotto salito sul treno per braccarla, la sconosciuta non si illude neppure per un istante di farla franca. Perché, allora, la finzione? “Mi diverto a vedere per quanto riuscirò a cavarmela”. Vedendola con un bambino, il poliziotto le crede. La maternità (l’immagine della maternità) dona rispettabilità sociale. Alla fermata di Merrytown, Joe si ricongiunge con il nonno. Privata del bambino, per la donna viene meno anche la rispettabilità. Il fermo del poliziotto cade puntuale come un giudizio morale. Mrs. Aldridge non si comporta come la madre, piuttosto come una sorella maggiore di Joe. Stabilisce con il bambino un rapporto di complicità: i due leggono fumetti, mangiano una torta, si confessano le reciproche “marachelle”. Il racconto stabilisce un’alleanza tra il mondo femminile e quello dell’infanzia, in opposizione, di nuovo, alla forza ottusa e spropositata del mondo adulto maschile. Sotto questo profilo, la figura di Mrs. Alridge si contrappone anche a quella della madre di Joe, tipico esemplare di donna sottomessa al marito, una di quelle mogli e madri americane a cui probabilmente pensava Betty Friedan mentre scriveva La mistica della femminilità.

La sorveglianza del patriarcato si fa occulta, quasi orwelliana, in Incubo, chiusura perfetta del trittico. Miss Toni Morgan, impeccabile segretaria, vaga per la città perseguitata da una misteriosa campagna pubblicitaria. È lei “Miss X”? Il racconto è una fantasia surreale e sbrigliata intrisa di paranoia. La donna esiste come immagine, come figura generica (Miss X), definita dall’abbigliamento, ovvero l’habitus sociale. È priva di una reale identità. Vero è che Toni lavora fuori casa, è una donna indipendente, ma si tratta pur sempre di una segretaria, ruolo spesso definito con aggettivazioni che includono riferimenti alla maternità, alla cura familiare. Il suo vagabondare per la città non è libero, ma condizionato dalla missione affidatale dal capo, Mr. Lang, in assenza della collega designata: consegnare un misterioso pacco. La scatola ha valore di per sé, non per ciò che ipoteticamente contiene. Nell’economia del racconto serve come ingombro, ostacolo pretestuoso alla libertà di movimento della protagonista, o addirittura punizione simbolica (il “pacco” come metafora dei genitali maschili?). A mano a mano che si allontana dall’ufficio (epicentro del potere patriarcale), Toni sembra smarrire la propria identità. A nulla serve sfilare i guanti, abbottonare il cappotto, cambiare il cappello: i misteriosi organizzatori della campagna pubblicitaria continuano a tallonarla, a modellare in tempo reale la descrizione di Miss X, strillata dagli altoparlanti di un furgoncino, sulla sua mise. Dopo aver attraversato una parata che segna l’apice surreale del racconto, stanca e svuotata, la donna si arrende. A uno sconosciuto che le chiede se si tratti proprio di lei, di Miss X, risponde semplicemente: sì. Il finale, come spesso accade in Jackson, è ambiguo. Toni è in una stanza di albergo, dorme in un letto di lenzuola satinate, lontano da casa e da Mr. Lang, reclutata dagli organizzatori della misteriosa campagna pubblicitaria, per un tour in altre città. La vita precedente è dimenticata, rispetto ad essa Toni è scomparsa, dissolta.

Il sorriso finale sembra suggerire che Toni abbia trovato il proprio posto nel mondo. Nella società patriarcale, la felicità della donna sta nella negazione di ogni specifica identità, l’assorbimento in una cultura oggettizzante. Prima che questa derealizzazione diventi plastica, però, Toni è già infestata. Nessuno, per strada, la riconosce come Miss X, tranne gli organizzatori della campagna. La sua presenza è subito labile, incerta, uno spettro urbano che testimonia la fragilità della condizione femminile.

La copertina de "La ragazza scomparsa" di Shirley Jackson (Adelphi)

La ragazza scomparsa

Autore: Shirley Jackson

Traduttore: Simona Vinci

Curatore: Simona Vinci

Editore: Adelphi

Collana: Biblioteca minima

Anno di edizione: 2019

Pagine: 78 p., brossura

EAN: 9788845933486